CopQ15 bigLa ricerca qui presentata si pone in continuità con gli studi promossi dalla Fondazione CRC, a partire dal 2007, sui temi della presenza universitaria in provincia di Cuneo e condotti dalla Facoltà di Scienze Politiche.
Se nell’ambito degli studi svolti in precedenza ci si è occupati di investigare l’offerta di laureati - quanti sono i laureati che escono dalle sedi non metropolitane di Cuneo, Savigliano e Alba? Che caratteristiche hanno? Sono diversi da quelli che si laureano a Torino? – in questa ricerca si è quindi ritenuto opportuno proseguire nella stessa direzione, ma concentrandosi sul mercato dei laureati nel territorio cuneese. Una volta ottenuto il tanto desiderato titolo, qual è il destino dei laureati? Quali sono le opportunità che il territorio offre loro? Qual è la domanda di laureati da parte di coloro che sono i loro potenziali datori di lavoro?
In linea con quanto emerge dalle ricerche nazionali, anche in provincia di Cuneo le lauree più richieste sono quelle appartenenti all’ambito di Ingegneria ed Economia, seguite dal settore Insegnamento e Formazione. Tuttavia, secondo i dati dell’Indagine Istat-Excelsior, la quota di laureati che le imprese cuneesi prevedono di assumere, sul totale delle assunzioni previste, rimane al di sotto dei livelli registrati per il Piemonte e il Nord-Ovest.
Benché il trend sia in crescita rispetto agli anni precedenti, prospettando quindi margini di miglioramento, rimangono molto basse le richieste di laureati in settori che possono essere considerati strategici dal punto di vista della competitività del territorio, come i servizi avanzati alle imprese e il settore turistico.
La piccola dimensione delle imprese e la loro segregazione in segmenti produttivi a basso tasso di specializzazione e innovazione emergono come due dei principali fattori che frenano la domanda di laureati da parte delle imprese cuneesi.
Anche la seconda parte della ricerca, basata su un questionario somministrato a un campione di imprese cuneesi, conferma questo trend: un terzo delle imprese intervistate non impiega alcun laureato al proprio interno e, come rilevato da molte ricerche su scala nazionale, viene confermata la relazione positiva fra la maggiore dimensione e complessità aziendale (come per esempio l’appartenenza a un gruppo o la dimensione multinazionale) e la quota di laureati impiegati.
La terza parte della ricerca, basata su interviste in profondità somministrate a una parte delle imprese appartenenti al precedente campione, evidenzia come, oltre al settore di appartenenza, siano l’investimento in innovazione e tecnologia e gli sbocchi sul mercato estero a condizionare la domanda di laureati. La segregazione in settori a basso tasso di specializzazione e innovazione sono proprio uno dei principali motivi che portano le imprese a non avere letteralmente “bisogno” di laureati.
Le “buone notizie” provengono dalle imprese che invece decidono di investire nelle potenzialità dei laureati: queste tendono a sviluppare legami di lungo periodo, proponendo contratti di lavoro a tempo indeterminato e privilegiando l’appartenenza al territorio cuneese, investono nella loro formazione e sono generalmente molto soddisfatte del contributo dei laureati, dato che quasi unanime è il riconoscimento delle loro maggiori competenze, non solo tecniche, ma anche relazionali e di apprendimento.
Il sistema produttivo cuneese presenta quindi luci e ombre: alcune criticità, ma anche un potenziale che potrebbe essere incentivato con interventi specifici, per esempio in direzione di una maggiore propensione a fare rete o sistema tra le imprese o di una maggiore collaborazione tra università e imprese per incentivare l’investimento in capitale umano.

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