Da alcuni anni a questa parte le Fondazioni di origine bancaria stanno sperimentando nuove modalità per il raggiungimento dei propri fini istituzionali. Infatti, da un lato le Fondazioni stanno evolvendo verso una sempre maggiore strutturazione nella tradizionale attività di erogazione di contributi a fondo perduto, attività questa realizzata tramite gli utili derivanti dalla gestione del patrimonio. Dall’altra, alcune di esse stanno conducendo esperienze di investimento del patrimonio in iniziative con ricadute sociali, che garantiscano una redditività minima (il cosiddetto “rendimento etico”). La sfida è interessante, innanzitutto perché la mobilitazione di parti importanti del patrimonio consente di mettere in gioco somme anche di molto superiori a quelle pur significative delle erogazioni a fondo perduto; in secondo luogo, perché gli esperimenti condotti dimostrano che tramite questa modalità di intervento è possibile realizzare azioni di miglioramento dell’inclusione sociale o di stimolo allo sviluppo in ambiti altrimenti non praticabili.

Sono interventi di questo tipo gli investimenti di private equity – tra cui il fondo “Sviluppo & Energia”, il fondo “F2i Fondo Italiano Infrastrutture” e “TTVenture”, rispettivamente legati al settore anche delle energie rinnovabili, alle infrastrutture ed allo sviluppo tecnologico – mentre sono partecipazioni al capitale gli investimenti in Ardea Energia, F2I Partecipazione, Fingranda, Cassa Depositi e Prestiti, MIAC e Sinloc S.p.A. Altrettanto importante è poi l’impegno nel “Fondo Abitare Sostenibile Piemonte” che ha obiettivi verso la creazione di abitazioni sociali da locare a canone moderato.